Fa sicuramente un certo effetto tornare a scrivere su queste pagine dopo tre anni, ma quando ho provato a pensare come avrebbe commentato Enzo una cosa del genere, mi è venuto subito da sorridere, perché la battuta sarebbe sicuramente stata del tipo:
“È uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo!”
Perché Enzo era così: avrebbe trovato il lato ironico anche nell’anniversario di morte di se medesimo.
Così, da dovunque si trovi adesso, è anche riuscito a strapparmi un difficile sorriso, forse uno degli almeno tre che si era sempre ripromesso di far apparire giornalmente sui visi di altrettante persone, come una sorta di compito morale.
Enzo era anche questo, molto lo è ancora, ma non solo.
A proposito di se stesso, amava citare Walt Withman: “Sono vasto, contengo moltitudini”, giocando sul doppio senso fra le sue innegabilmente… importanti dimensioni fisiche, e quelle anche più importanti dei suoi interessi e delle sue attività, tanto importanti queste seconde, che è ancora oggi impossibile per chiunque conoscerle bene.
Noi della Zonker’s Zone, la mailing list e comunità da lui fondata attorno all’omonima rubrica che tenne su “Linus” dal 1997 al 1999, siamo stati indubbiamente fortunati, perché di Enzo abbiamo conosciuto almeno due lati davvero importanti.
Uno è il ruolo di carismatico mentore: da quel grande curioso (o ficcanaso) che era, amava moltissimo interessarsi delle vite altrui, e quando vi percepiva il disagio o l’inappagamento, era abilissimo a guidare le persone su percorsi dove trovare insospettate possibilità… e com’era felice quando gli riusciva di aprire gli occhi, o una buona strada, a qualcuno.
Non si contano in Zonker’s Zone, e immagino anche altrove, le vite che sono così cambiate in meglio (compresa peraltro quella di chi scrive), grazie all’aiuto, quando non alle vere e proprie istigazioni, di Enzo.
L’altro lato, peraltro strettamente correlato al precedente, è quello ispirato dal suo incrollabile ottimismo, l’aspetto più ironico e scherzoso di Enzo, la sua gioia del divertimento e della buona compagnia, il non prendersi mai troppo sul serio e il capire che le cose sono quasi sempre più semplici e meno brutte di quel che sembrano: basta usare una visuale quel minimo tollerante su se stessi e sul mondo, perdonarsi e perdonare i difetti, e piantarla una buona volta di pensare per forza negativo, cosa che Enzo definiva “Un cancro che ti mangia dentro”.
Un’altra frase che amava era tratta da uno dei fumetti su cui aveva lavorato come traduttore, la battuta finale di Batman nello stupendo ciclo del “Cavaliere Oscuro” di Frank Miller:
“Sarà una buona vita… buona abbastanza”.
Guardare avanti con ottimismo, senza però accontentarsi, perché c’è sempre modo di migliorare.
Lezioni semplici, vere e importanti, che sono rimaste e rimarranno.
È per questo, anche ma non solo, che i nostri ricordi di Enzo sono allo stesso tempo così belli e tristi, così dolci e malinconici, è per questo che è difficile bilanciare la gioia per la fortuna di averlo conosciuto e il dolore per averlo perso.
È per questo che ci manchi tanto, Enzo.
E va’ che bel coccodrillo che ti ho scritto alla fine, Enzo: te lo saresti mai immaginato?
Mi par quasi di sentirti sghignazzare…
Franco Gialdinelli