Sembra paradossale, ma il problema, sull'Irak, è che c'è troppa informazione. Siti, blog, articoli di giornale, instant book. In Irak son già passati tutti, decani del reportage di guerra, mezzibusti da sbarco, giornalisti embedded. E i loro pezzi sono tutta una raffica fragorosa di scoppi e spari. Passiamo sotto il fuoco! La macchina sforacchiata dai proiettili! Rimbomba una forte esplosione! Il mio fedele autista! Gli uomini di Al Sadr ci circondano! Si sentono raffiche in lontananza! Salta una mina di fronte a noi! Volute di fumo nero! Un uomo in fiamme!
Eh, la madonna. Quanto casino.
Il materiale è sterminato, vorresti sapere tutto, leggere tutto, informarti di tutto, in una specie di bulimia che alla fine ti strozza e ti ingolfa.
Per fortuna la dritta giusta me l'ha data l'altro giorno Giacomo, giornalista di quelli veri (mica come me, che in fondo sono solo un turista di guerra): "Dai retta a me, a volte l'ignoranza è un vantaggio. O hai approfondito per anni un Paese o ci vai tabula rasa. Arrivi senza preconcetti e, per sbaglio, ti capita di vedere quello che gli altri non vedono. Lo sguardo di Candide..."
Mi piace questo approccio. Meno faticoso. Mi piace l'idea di viaggiare per sbaglio. Mi rilasserò e andrò dove mi guida la panza.
E, speriamo, il culo.
