Nella sala d'attesa dell'aeroporto di Francoforte mi colpisce una strana coppia. Lei è giovane e bella, il viso affilato strettamente avvolto nel velo islamico. Lui ha una faccia crudele da furetto, pochi capelli, l'aria libanese o palestinese. Lei è pallidissima, sembra angosciata, molto tesa. Tutti e due sembrano nervosi.
L'Airbus 300 della Lufthansa è semivuoto. La partenza ritarda. Il comandante ci avverte che stanno ricontrollando tutto il bagaglio, perché un passeggero, dopo aver fatto il check-in, non si è presentato. Il mio vicino, un giovanotto dall'aria atletica che viaggia solo, emette un grugnito preoccupato.
Mi giro: qualche sedile dietro di me c'è la coppia della sala d'aspetto. Continuano ad avere l'aria tesa. Ci fantastico un po' su: sono dirottatori, vengono da un passato di campi profughi e di rabbia, e tra un po' lei, con un coltellino di ceramica, taglierà la gola a Britta, la bella hostess bionda che sta servendo il caffè.
Mi chiedo cosa farei in caso di dirottamento. Credo che prima di tutto butterei via il passaporto italiano e mi farei passare per svizzero. Poi cercherei di chiamare Nico Tanzi della TSI col cellulare (prenderà a 10.000 metri? Ma sì) e offrirei ai dirottatori la possibilità di dire in diretta le loro ragioni attraverso la radio svizzera. Cazzo che scoop.
Poi l'aereo dirottato su Damasco, l'atterraggio nel buio, l'aereo circondato dalle teste di cuoio tedesche (i GSG9, che a Mogadiscio inaugurarono la tecnica degli attacchi agli aerei con le flash bombs), una breve sparatoria nell'oscurità, l'odore di cordite e le urla di paura, ordini secchi in tedesco, poi alle luci delle pile, tra il fumo che ancora esce dalle canne dei mitra, il corpo della sconosciuta dal viso affilato, ancora più pallido, il velo islamico intriso di sangue, intrecciato al corpo di Britta nell'uniforme blu della Lufthansa, anch'essa intrisa di sangue.
(Mmm... probabilmente nella realtà me ne starei buono, a testa bassa, cercando disperatamente di mantenere il controllo degli sfinteri).
Mi viene in mente una vignetta di Garry Trudeau, in cui - subito dopo l'11/9 - Mike si trova al fianco un viaggiatore arabo e si preoccupa per tutto il viaggio, salvo poi scoprire che è un banale venditore di aspirapolvere che sta andando a un congresso della Hoover.
Sul
sedile davanti al mio, un americano massiccio, tatuato, coi baffoni
da tricheco. Ha un berretto Wrangler's con scritto dietro "For the
COWBOY in you" e un cuore tatuato sul braccio.
Probabilmente un contractor di qualchecosa diretto a Baghdad. Per molti americani l'Irak è un nuovo West: gusto del rischio, possibilità di fare soldi a paccate e un'altra nazione di indiani da comprare con un sacchetto di perline.
Il
mare di nuvole bioccolose sotto di noi si tinge di rosa tramonto,
poi, man mano che l'A-300 fila verso Oriente, rapidamente di blu. E'
l'ora giusta per un gin and tonic. Speriamo che gli islamici
lì dietro non si incazzino. Britta me lo serve con un sorriso.
Per ora la gola è a posto, fasciata con leggiadria dal foulard
giallo della Lufthansa. Le restituisco il sorriso, mormoro un "Sehr
Dank" e mi abbandono alla lieve euforia che regala l'alcool quando si
sposa all'altitudine.